I prezzi alti dell’energia son qui per restare!

I manager delle grandi società petrolifere avvertono: siamo solo all’inizio dei problemi legati ai costi elevati dell’energia per i consumatori. Questo nonostante i guadagni record ottenuti dalle loro società.

“Non ho buone notizie da fornire, i prezzi del petrolio rimarranno alti”, ha detto recentemente ai media Patrick Pouyanne, amministratore delegato di Total Energies, commentando l’attuale situazione dei costi energetici in Europa.

Il commento è stato ripreso dal capo della major asiatica delle materie prime Vitol, Mike Miller, che all’inizio di questo mese ha notato le scarse scorte globali di petrolio e la limitata capacità di produzione inutilizzata come motivo delle sue aspettative sull’aumento del petrolio.

Bernard Looney di BP ha anche previsto un aumento dei prezzi dell’energia. L’ha definita “volatilità” e ha affermato che l’offerta di petrolio potrebbe diminuire portando i prezzi a oltre 90 dollari al barile.

“Ci aspettiamo un mercato del gas dall’offerta limitata  per il futuro e ci aspettiamo volatilità nell’andamento dei prezzi dell’energia”, ha intervenuto l’amministratore delegato di Equinor, Andres Opedal, alla pubblicazione degli ultimi risultati finanziari della società, come citato da Reuters.

Ci sono due cose che condividono tutte le major del Big Oil quotate. Il primo sono i forti profitti derivanti da quella stessa offerta limitata, unita a una forte domanda. Il secondo è l’assenza di piani per aumentare la produzione di petrolio e quindi continuare a realizzare importanti utili.

Per le società petrolifere europee c’è poi la pressione a diminuire “L’impronta al carbonio” delle stesse, fatto che manda alle stelle i costi operativi.

Quindi, quando i dirigenti del settore avvertono degli alti prezzi dell’energia che sono qui per restare, e non perché siano malvagi inquinatori, ma perché così vogliono le vari corti di giustizia e le normative europee.

“Immaginate che  Shell abbia deciso di smettere di vendere benzina e diesel oggi”, ha scritto Ben van Beurden in un post su LinkedIn nel giugno dello scorso anno. “Ciò ridurrebbe sicuramente le emissioni di carbonio della Shell. Ma non aiuterebbe affatto il mondo. La domanda di carburante non cambierebbe. La gente farebbe rifornimento di auto e camion per le consegne in altre stazioni di servizio”. Tra l’altro, a causa di queste pressioni, Shell ha deciso di lasciare i Paesi Bassi e di diventare una società britannica, togliendo importanti flussi finanziari alla UE. Non è impossibile che altre società seguano questa strada.

Le Big Oil europee hanno quindi ridotto i suoi investimenti in nuove esplorazioni di petrolio e gas in linea con gli appelli in tal senso da parte di investitori attivisti, ambientalisti e persino l’Agenzia internazionale per l’energia, che l’anno scorso nella sua Road Map to Net Zero ha affermato che più esplorazioni di petrolio e gas non era necessario poiché eravamo fermamente sulla strada per lo zero netto.

Il ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita ha notoriamente respinto la road map dicendo: “Quello (il rapporto dell’AIE) è un sequel del film La La Land. Perché dovrei prenderlo sul serio?“, Secondo un rapporto Reuters, mentre Alexander Novak della Russia lo ha semplicemente definito irrealistico . Le ultime tendenze dei prezzi del petrolio e del gas sembrano indicare il fatto che l’AIE era impegnata in un pio desiderio o aveva seriamente sottovalutato la domanda di petrolio e gas nel contesto dell’offerta. Però sia Arabia sia Russia hanno interesse a mantenere i prezzi del petrolio alti. nel frattempo c’è un pollo da spennare: i paesi europei e USA. Poi anche OPEC+ ha difficiltà nell’aumentare l’output di petrolio.

Se a questa situazione si unirà l’instabilità dei mercati finanziari avremo una tempesta perfetta che manterrà i prezzi molto elevati a lungo.

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