Così la carenza di materie prime rischia di frenare la ripresa post-Covid

L’acciaio scarseggia, come la plastica. E per l’alluminio ci sono tempi di consegna e costi insostenibili. Federmeccanica avverte: tra due mesi produzione a rischio.

Rincari record e carenza di materiali. Anche per i metalli le imprese denunciano difficoltà di approvvigionamento: si fatica a comprare alluminio e alcune tipologie di acciaio sono addirittura diventate quasi impossibili da trovare. Problemi che non hanno precedenti, a differenza delle fiammate dei prezzi, e che stanno assumendo dimensioni tali da minacciare la ripresa economica post-Covid.

Oggi tuttavia, più ancora dei rincari, ad assillare le imprese è la reperibilità dei materiali. Il futuro degli approvvigionamenti infatti è offuscato da numerose incertezze, a cominciare dai livelli di produzione dell’ex Ilva, fornitore chiave di laminati in Europa, che oggi funziona a ritmo ridotto e rischia di fermarsi di nuovo. A peggiorare ulteriormente la situazione vi è il caos logistico dei container via mare, che ora rischia di aggravarsi con l’incidente nel Canale di Suez, e si somma al forte rialzo delle quotazioni del metallo: al London Metal Exchange l’alluminio si è spinto ai massimi da due anni, vicino a 2.300 dollari per tonnellata.

Ad alimentare le tensioni c’è poi un forte rimbalzo della domanda in tutto il mondo, a cominciare dalla Cina: il gigante asiatico, principale bersaglio delle misure antidumping, è uscito dal Covid affamato di materie prime, diventando un importatore netto sia di alluminio che di acciaio. Un capovolgimento straordinario rispetto al passato, che in un periodo come quello attuale non solo accentua le tensioni sui prezzi ma contribuisce a mettere in crisi la supply chain delle imprese nel resto del mondo.

Fonte 24+ de “Il Sole 24 Ore” del 25/03/2021